TORINO FOOD

domenica 12 dicembre 2010

GNOCCHI DI PATATE

Domenica: gnocchi!
Rigorosamente normali! E cioè, non quegli gnocchi "strani"di cui pullulano le riviste del settore (culinario, ovviamente), magari familiari per altre regioni ma non qui a Torino quali gli gnocchi di pane, gnocchi alla parigina (bleah, vedere mio post precedente), gnocchi di zucca, gnocchi di castagne, di grano saraceno, di ricotta, di pane, NO. Gnocchi di patate, semplicemente. Patate, farina e sale. Manco l'uovo, no, perchè li rende troppo..gnocchi. E gnecchi. Io li faccio in un quarto d'ora circa. E riescono sempre. Non sto lì a guardare se le patate sono bianche, gialle, verdi , vecchie o nuove...(beh, ecco, basta che non siano proprio nuovissime). E questo perchè, cuocendole nel microonde e non bollendole nell'acqua, il suddetto (forno a microonde) fa evaporare molto di più l'acqua contenuta nelle patate, e quindi è mooolto difficile che lo gnocco non stia insieme. Anzi, invece del canonico 30 per cento di farina del peso delle patate, io ne metto il 20 per cento, a volte anche meno. Al limite a volte metto la farina 0 e non 00, più glutinosa, ma mi piacciono di più con la classica 00, sono più morbidi. E quindi li cucino per Gabrielino e per me, li condisco con burro, salvia e parmigiano grattugiato al momento. Le cose buone, non hanno bisogno di sughi elaborati!
La ricetta le inserisco lo stesso, ma ribadisco che è la classica ricetta, solo senza uovo, solo con meno farina, solo con le patate al microonde, solo...vabbè, faccio prima a scriverla.

GNOCCHI DI PATATE
Per 4 persone:
1 kg di patate qualunque (solo non proprio nuove nuove, han troppa acqua)
180 gr farina 00
un cucchiaino di sale
1 forno a microonde ;-)

Fare cuocere le patate nel microonde con 2 cucchiai di acqua dopo averne forato la superficie con una forchetta (per fare uscire il vapore) il tempo necessario perchè diventino belle morbide (ci andranno, per un chilo, una ventina di minuti alla potenza max).
Passarle allo schicciapatate, unire farina, sale, formare un impasto che dividerete a pezzetti che trasformerete poi in cilindretti, e poi i cilindretti in gnocchetti e poi..no...basta!
Questi cilindretti, li passate sui rebbi della forchetta per dar loro il classico marchio "gnocco" (che serve, tra l'altro, a catturare meglio il sugo) oppure nell'apposito attrezzino di legno.
Buttate in acqua salata bollente e, dopo circa 30 secondi che sono venuti a galla, condire a piacimento (ragù, burro salvia e parmigiano, pesto e panna, panna e pancetta e chi più ne ha più ne metta)!

venerdì 10 dicembre 2010

TORTA DEI SETTE VASETTI ALLO YOGURT





Gabriele non va matto per le torte casalinghe.  O meglio, non va matto per le torte casalinghe "panose", preferendo torte con panna, bignè, tiramisù e compagnia bella: becco fino, il mio pargoletto.
Ma tempo fa, in un centro fisioterapico in quel di Bosisio Parini, "La nostra famiglia", una mamma gli offre una fetta di torta: una solita torta casalinga, semplice, ordinaria, senza nemmeno un po' di farcitura o qualche goccia di cioccolato. 
Mi aspetto la solita faccia schifata, mi aspetto il solito rifiuto, già mi preparo a consolare con qualche frase cortese la malcapitata mamma che invece, di colpo,  sento esclamare dal pargolo "ma è' buonissima!".
E non solo: se la mangia pure tutta, con gran gusto!
Esterrefatta, chiedo la ricetta alla mamma, e scopro che altro non è che la famosissima torta dei sette vasetti. Che io, giudicandola troppo semplice, non gli avevo mai fatto.
Ma da oggi, torta ai sette vasetti a go-go: buona, semplice e soprattutto ..velocissima: potrete anche mettere tutto nel mixer e frullare tutto: non cambierà nulla, e in pochi minuti avrete una torta morbida e squisita.
Ecco la ricetta.

TORTA DEI SETTE VASETTI allo yogurt

Ingredienti:

3 vasetti di farina 00 (o due di farina e uno di amido di mais o fecola di patate)
1 vasetto olio di arachide o girasole
2 vasetti di zucchero (io due e mezzo)
1 vasetto di yogurt  a piacere
3 uova
1 bustina di lievito
un pizzico di sale
buccia grattugiata di un limone
1 cucchiaino estratto di vaniglia
(io ho messo anche una grossa noce di burro sciolto)

ESECUZIONE:

Prendere un vasetto di yogurt (io  al limone), svuotarne il contenuto, lavarlo, asciugarlo e usarlo come misurino.
Se usate un robot con le lame, mettere lo yogurt insieme allo zucchero e alle uova nel boccale del mixer, e azionare l'apparecchio fino ad amalgamare bene gli ingredienti. Aggiungere poi  la farina setacciata, il lievito, il sale, la buccia di limone e azionare nuovamente l'apparecchio fino a avere un composto cremoso. Aggiungere infine  l'olio, lentamente, sempre facendo girare l'apparecchio, fino a che il tutto sia ben amalgamato.
Se intendete procedere a mano, mescolare bene (non occorre montare) lo yogurt con le uova e lo zucchero, poi aggiungere la farina setacciata, il lievito, il sale, il limone ed infine l'olio, mescolando fino ad avere un composto cremoso.
Mettere il composto in una teglia imburrata di circa 22/24 cm di diamentro e e infornare a 180° per 30/35 minuti circa (se dopo 30 diventa troppo scura in superficie, coprire con un foglio di alluminio).
Sfornare ed effettuare il "test-pargolo"....in fondo, è per loro che cuciniamo, no?;-)


Nota: si può sostituire uno dei tre vasetti di farina con farina di mandorle,  oppure inserire gocce di cioccolato, sostituire lo yogurt con panna.


domenica 28 novembre 2010

GLI GNOCCHI IMPROBABILI

E cioè quelli alla parigina.
Oggi abbiamo festeggiato il compleanno di Gabriele, e mi è venuto in mente di provare ...gli gnocchi alla parigina. Sono degli gnocchi fatti con la pasta choux, la pasta da beignets: l'impasto iniziale, a base di latte, farina, uova e burro, viene fatto colare con il cucchiaino, a forma di gnocchetto, nell'acqua bollente, poi si condisce con besciamella e si ficca in forno. Peccato che...nell'aggiungere le uova, e girando, gli gnocchi si siano ricompattti allo stato iniziale di pastone! Praticamente ..una purea di gnocchi, ficcata in forno.
Li abbiamo mangiati.
Alle 16 esatte mi è venuta una colica. Mi sembrava di morire e volevo andare al pronto soccorso, e non è uno scherzo.
Che buoni, gli gnocchi alla parigina!
E che brava cuoca, sono io!

domenica 21 novembre 2010

UN MIO ACQUERELLO

Avevo voglia di inserire un mio acquerello....
Alla prox

sabato 13 novembre 2010

MA IL VERO STRUDEL....E' BUONO??

O meglio: ma la vera pasta per strudel, quello viennese (e non, per esempio, quello del Trentino Alto Adige che è fatto con la pasta frolla, ed ha ottenuto il marchio " Qualità Alto Adige") è buona o....o?
Mi spiego: tutti noi dilettanti di cucina conosciamo la vera pasta per strudel..una pasta fatta solo con farina, burro, uova e acqua che, fatta a sfoglia sottilissima tale per cui un foglio di giornale, messo sotto si deve poter leggere (una sfoglia che occuperà tutto il tavolo, cadendo sui bordi, e che dovrà poi essere arrotolata, completa di ripieno, aiutandosi con la tovaglia del tavolo!) ma...quanti, si sono cimentati nell'eseguirla? Convinta che la bontà di un dolce tanto decantato nel mondo, con origini addirittura risalenti all'invasione turca dell'impero austro ungarico (come la baklava, stretta parente dello strudel), non potesse risiedere solamente in un semplice, per quanto ottimo, ripieno, mi sono data all'impresa. Ho fatto la pasta, molto semplice in verità, l'ho messa a riposare in frigo e poi l'ho tirata. Il più possibile, cosa abbastanza facile direi, perchè questo impasto è in effetti estremamente elastico e molto facile da stendere. L'ho stesa finchè mi è strabordata, come deve, lungo il tavolo, ed era talmente sottile che si rompeva. Poi, dopo aver messo un ripieno "a caso" (toh, di mele, che combinazione) e dopo essermi ampiamente documentata su youtube con siti di pasticcieri viennesi doc per il suo arrotolamento accompagnato da tovaglia bianca (la mia era rossa a pois gialli ma questo non ha influito minimamente sul risultato finale), ho cominciato ad arrotolare. Non poi così difficile, in realtà. Insomma, ero soddisfatta. Inforno, faccio cuocere, sforno, cospargo di zucchero a velo e assaggio. Buono, certo. Però...però...per quanto sottile, questo impasto non è comunque di sfoglia...insomma...per quanto sottile, è duretto e non friabile. Ne faccio assaggiare un pezzetto a Gabriele, il mio bambino. Commento: "non è buono!". GRRR!! Insomma, a mio gusto, mettersi a fare il vero impasto per strudel non ripaga del tempo e del lavoro impiegato. Meglio una sana e semplice frolla, o una sfoglia (che devo ancora provare a fare, in casa), e il risultato sarà senza dubbio migliore.
Comunque trascrivo ugualmente la ricetta seguita, che ho trovato su "Dolci" (ricetta di Hans Karl Adam) e che è uguale a quella trovata su www.cookaround.com, con la sola differenza di non aver messo nel ripieno il pane tostato (che non mi ha soddisfatto in un precedente tentativo di strudel) , ma i biscotti ridotti a farina, e non ho messo il brandy ma ho irrorato le mele e lo zucchero con succo di limone. E poi vi dico....provare per credere (e soprattutto con mente libera da pregiudizi...viennesi)


Strudel di mele



Ingredienti:

250 g di farina 1 uovo 50 g di burro 1 cucchiaio di zucchero 5/6 cucchiai acqua tiepida sale
per il ripieno: 600/700 g di mele 1 bicchierino brandy 75 g di burro 4 cucchiai pangrattato (o amaretti) 100 g di zucchero scorza di limone grattugiata 1 pizzico di cannella 80 g di uva sultanina 50 g di pinoli o noci zucchero a velo

Prepararazione:

Setacciare la farina con il sale e lo zucchero; versarvi l'acqua tiepida, l'uovo e il burro a temperatura ambiente. Impastare con energia sbattendola per renderla elastica. Farne una palla e riporla in una terrina preriscaldata (a riposo per 20--25 minuti). Preparare il ripieno : sbucciare ed affettare le mele, bagnarle con il brandy (limone). Fare imbiondire il pane sul fuoco con una noce di burro (per circa 2 minuti); aggiungervi la scorza di limone, la cannella e lo zucchero. Disporre la pasta su un telo, stendendola sul mattarello; passare con le mani sul dorso, sotto il telo allargando uniformemente la pasta che deve risultare sottile. Spennellare la sfoglia con il burro fuso, spargervi sopra il pane, le mele, i pinoli, l'uva, lo zucchero, il limone, la cannella. Avvolgere e spennellare di burro la superficie. Infornare a 180+ per un'ora circa.

venerdì 12 novembre 2010

FOCACCIA DOLCE ALLA GENOVESE

O della serie "la cuoca improbabile".
Non me ne voglia l'autore di questo succulento dolce "che ai genovesi ricorda l'infanzia", recita il commento al video. Ed è un video che, nella sua semplicità (vuoi mettere Luca Montersino?) invita veramente a provare a riscoprire i sapori semplici, le ricette "pure", della nonna, una ricetta e un video che...tengono caldo, un caldo tepore di vecchie panetterie di vicoli genovesi ma che potrebbero anche essere torinesi, insomma, l'ho fatta subito! Mi sono messa di buzzo buono e l'ho fatta. Combinazione, passava per casa nostra, cioè mia e del mio bambino, il padre di quest'ultimo, uno spotornese, quindi ligure, doc, che mentre guardavo il video mi commenta..."ma non verrà un po' dura...tipo pane dei pescatori?"ARGH!! Prima nota stonata! Il pane dei pescatori mi fa veramente schifo, più dei babà al rhum, più del pan di spagna asciutto e stopposo, più della cervella, insomma, scusate liguri, ma a me non piace. Cerco di non badare allo jettatore e eseguo la ricetta. In realtà molto veloce e casalinga, senza troppi artifici da pasticciere professionista. La sforno e...non è male..ecco...e poi è calda, e poi il video è bello, e poi ho voglia di cose antiche e poi, insomma, voglio fare la pura e semplice. Ne mangio una fettina. GAbriele, il mio bimbo, al quale ne ficco a tradimento un pezzo in bocca, la schifa e mi dice, senza tanti giri di parole, "non è buona!". Grrrr! Insomma, ne rifilo più di metà a mia sorella e l'altra metà sta lì...per il giorno dopo. Peccato che il giorno dopo...è un mattone! Calcestruzzo a presa rapida. Mi ottura il gargarozzo, mi fa soffocare....ma sono sicura di aver sbagliato io, il cuoco del video è troppo bravo e io troppo pasticciona . Non vi dico di provare , ma io il video lo inserisco lo stesso, perchè è carino e ci fa sentire un po' piccolini, anche se non siamo genovesi (almeno, io)



sabato 6 novembre 2010

PER CHI AMA LEGGERE DI GASTRONOMIA...



















Come me.
Molte delle ricette che vedo su giornali e riviste non le eseguirò mai, forse, ma sfogliare queste pagine mi riempie il cuore e mi mette entusiasmo e voglia di fare.
E così Anna, Anna the nice, ha pensato di fare uno...scambio natalizio. In occasione del Natale, ci si scambieranno libri gustosi e succulenti.
Cliccare sul link sotto indicato per visualizzare le istruzioni sul sito di Anna.
www.anna-thenice.blogspot.com




sabato 23 gennaio 2010

TIZIANO TERZANI: Un altro giro di giostra







“C’era qualcos’altro lassù che col passare del tempo divenne per me sempre più importante: il silenzio. E’ un’esperienza a cui non siamo più abituati. Lassù faceva da sottofondo a tutte le esperienze (…)Di notte il silenzio era unico, sordo rimbombo che usciva dalle viscere della terra, attraversava i muri, entrava dappertutto. Il silenzio lassù era un suono (…). La voce di Dio ? La musica delle sfere?”
Leggendo questo brano di “Un altro giro di giostra”, di Tiziano Terzani, non ho potuto fare a meno di pensare all’Om, all’Amen, e di ricordare i primi passi della Bibbia: “in pricipio era il Verbo, e il Verbo era pressso Dio…“. Quest'opera, di spunti di riflessione di questo tipo ne è infarcita, ne è zeppa, perché parte dalla domanda “io, chi sono?” che si pone l’autore quando pensa di essere alla fine della sua via a causa di una diagnosi infausta di cancro. E in quel momento l’uomo rinuncia al gioco, alle sciocchezze, alle occupazioni, alle distrazioni che avvolgiamo con un velo di importanza denominandole “lavoro”, “mestiere”, “responsabilità”. Ma che ci allontanano sempre di più dalla ricerca fondamentale: perché siamo qui? E’ tutto un caso, una evoluzione della specie? E se non è così, allora, perché? E qual è la Causa delle cause? In occidente siamo abituati, quali degni eredi di Cartesio, a scandagliare, a ricercare, ad entrare nell’infinitamente piccolo. Ma abbiamo perso di vista l’obiettivo finale: se non è tutto un caso, quando, nelle nostre vite, entra un minimo di riflessione, di ricerca spirituale, di un sapere che non sia solamente pratico e tecnologico? Ormai molto raramente, sporadicamente.Ma non è il caso di andare in India o sull’Himalaya per riflettere, per avvicinarsi a nostro Sé: lo possiamo fare anche nel condurre le nostre vite qui, a patto di condurre una vita “in cui possiamo riconoscerci”.